Lavori stagionali, quali non esistono più?

Non tutti i lavori stagionali hanno avuto la possibilità di resistere nel tempo, e spesso se ne incontrano alcuni che, ad oggi, non esistono più.

Questo sia perché i tempi sono cambiati, sia perché è variata anche la richiesta del mercato.

Eccoti, quindi, una carrellata dei lavori stagionali che non esistono più, quelli che non potrai più svolgere, almeno non più così di frequente.

Lavori stagionali scomparsi: il tagliatore di ghiaccio

Un tempo le famiglie non avevano il frigorifero, e nel nostro Paese questa situazione si è protratta almeno fino agli anni Sessanta, soprattutto nel sud Italia.

Ecco perché esisteva il mestiere stagionale dei tagliatori di ghiaccio. Questi si occupavano di segare dei grossi blocchi di ghiaccio allo scopo di rivenderli a coloro che fossero interessati a mantenere il loro cibo fresco.

Ovviamente, le moderne tecniche di refrigerazione hanno fatto scomparire questa figura, perché oggi non ci sarebbe più domanda per un tagliatore di ghiaccio.

Questo è un bene, perché questo lavoro stagionale non era solo pesante, ma anche rischioso, sia per l’utilizzo di strumenti spesso taglienti e poco efficienti, sia per le condizioni ambientali che non erano proprio ottimali.

Lavori stagionali scomparsi, i trasportatori di tronchi

Fino al 1800 uno dei lavori stagionali spesso più ambiti dagli uomini, e in modo particolare negli Stati Uniti, era quello del trasportatore di tronchi sul fiume.

Prima, infatti, che si rendesse possibile il trasporto dei tronchi sulla strada e attraverso la ferrovia, i tronchi venivano spostati via fiume.

Se ne occupavano uomini che avevano acquisito a riguardo una grande esperienza. Seguivano il fiume e, in questo modo, arrivavano fino alle segherie.

Lo spettacolo al quale si poteva assistere in questi casi era davvero suggestivo, e i trasportatori di tronchi sul fiume sono stati davvero importanti per tantissimo tempo, fino all’epoca più moderna.

Lavori stagionali scomparsi, le locandiere

Addirittura Goldoni si è occupato di dedicare un’intera opera alla figura della locandiera, un mestiere che si è davvero perso, per modificarsi nel corso dei secoli.

Un tempo, infatti, molte donne avevano la possibilità di vivere grazie all’affitto non solo delle locande, ma delle stesse stanze della loro casa.

Forse ricorderai anche Jo March, delle Piccole Donne, si trova ad essere ospitata da una locandiera.

Le donne spesso svolgevano questo mestiere dopo essere rimaste vedove, oppure durante i periodi di guerra.

Una donna poteva dirigere, così, un’intera locanda, poteva affittare le stanze, fare da mangiare e molto altro.

Questo mestiere, come puoi ben immaginare, si è modificato nel corso del tempo, e le vecchie locande sono scomparse, per far posto agli hotel, ai bed & breakfast e alle pensioni.

È scomparso il clima familiare che si respirava nelle locande e che consentiva, con pochi soldi, a molte persone di vivere per tanto tempo in città importanti come Londra e New York.

Molti potrebbero pensare che il lavoro della locandiera sia oggi quello di chi gestisca i così detti Air B&B, ma questo non è vero.

La locandiera era una persona di riferimento, una donna che spesso diventava anche confidente, che aiutava i suoi ospiti, che sapeva anche tessere in modo molto abile le relazioni tra le diverse persone che passavano dalle sue stanze.

Chi, invece, oggi gestisce gli Air B&B spesso si limita ad accogliere brevemente le persone, non mette a contatto tra loro gli ospiti, e in tanti casi non è neppure presente nel momento in cui l’ospite si presenti per iniziare il proprio soggiorno.

Certo, la società si evolve, ma in alcuni casi perdendo particolari importanti e preziosi.

Lavori stagionali e cambiamento dei costumi

Oltre ai lavori stagionali scomparsi, oggi si sta assistendo ad un vero e proprio cambiamento dei costumi.

Molti datori di lavoro lamentano una scarsa partecipazione della popolazione al sistema del lavoro stagionale, un fenomeno che continua ad aumentare nel corso degli anni.

I motivi che hanno portato alla riduzione dei lavoratori stagionali sono diversi, ma fra questi sicuramente ne spiccano due.

Il primo è costituto dall’abolizione dei voucher, che consentivano un tempo di assumere in modo molto più semplice tanti lavoratori stagionali, come quelli che, classicamente, svolgevano la propria attività negli stabilimenti balneari.

Questo non consente più di chiamare in modo semplice e veloce i lavoratori, complicando molto le cose.

Se, infatti, un bagnino lavorerà quattro-cinque mesi all’anno, non sarà possibile utilizzare le normali forme contrattuali, che sarebbe svantaggiose sia per il lavoratore sia per il datore di lavoro.

Quindi, l’assenza, almeno per il momento, di strumenti flessibili per l’assunzione dei lavoratori stagionali sta diventando un problema, e in alcuni casi sta paralizzando completamente il settore.

Il secondo motivo riguarda la modifica che è avvenuta rispetto alle indennità di disoccupazione.

Un tempo, infatti, le indennità erano corrisposte per una durata di sei mesi alla volta, un elemento che rendeva più semplice per chi volesse svolgere il lavoro stagionale la ricerca di un nuovo impiego.

Oggi, invece, la disoccupazione viene confermata a livello trimestrale, creando ancora maggiori incertezze sia nei lavoratori sia nel datore di lavoro.

Anche in questo caso, quindi, tale aspetto potrebbe penalizzare pesantemente il settore del lavoro stagionale.

In relazione a tali problemi, ovviamente, sono state proposte delle soluzioni, che le associazioni di categoria hanno indicato più volte.

In particolare, la prima proposta riguarda la creazione di forme contrattuali ad hoc, che siano flessibili e che, al tempo stesso, consentano di tutelare le parti.

Un iter che sia più snello rispetto a quello attuale potrebbe davvero far ripartire un settore che, anche a causa della recente pandemia, potrebbe subire ancora di più gli effetti della recessione economica.

Una seconda soluzione che è stata proposta è costituita dalla migliore regolamentazione della posizione dei lavoratori stagionali.

Spesso, tanti decidono di non svolgere la stagione perché vengono proposti turni massacranti, e non si indica la possibilità di avere neppure un giorno di riposo.

Tanti giovani lavoratori si trovano a dover svolgere turni di 10 ore, 7 giorni su 7, per una paga che non giustifica assolutamente l’impegno.

Ecco che, quindi, agire prendendo in considerazione tutti questi elementi potrebbe evitare che nuovi lavori stagionali scompaiano e che le persone non si fidino più a svolgere un lavoro che non sia continuativo nel tempo.

Scritto da
Giovanni Sodano
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