Lavoratori stagionali, che cosa accadrà nell’estate 2020?

I lavoratori stagionali sono una grande forza per il nostro Paese, eppure l’estate 2020 potrebbe aprirsi a scenari non proprio rosei.

Sì, perché la categoria dei lavoratori stagionali potrebbe non riuscire a svolgere il proprio mestiere a causa delle restrizioni che potrebbero essere imposte a causa dell’epidemia di Coronavirus.

Questo per una platea di lavoratori che arriva a 400 mila in totale, secondo quelle che sono le stime di Federalberghi, e che potrebbero perdere un intero anno di lavoro.

Se si prende in considerazione, inoltre, il settore del lavoro stagionale agricolo, si arriva ad un altro milione.

Lavoratori stagionali, le ipotesi per l’estate 2020

In particolare, c’è chi indica come nell’estate 2020 i lavoratori stagionali non potranno svolgere il proprio lavoro, mentre altri potrebbero essere chiamati nell’imminenza della stagione estiva.

Infatti, la seconda ipotesi potrebbe essere quella di vacanze vicine a casa, e quindi il turismo, seppure potrebbe vedere una grossa riduzione di visitatori stranieri, potrebbe contare comunque sugli italiani.

In ogni caso, le indicazioni dal punto di vista economico non sarebbero per nulla rosee, in quanto gli stranieri, solo nel 2019, hanno speso ben 94 milioni di euro in Italia per visite, soggiorni e vacanze in generale.

Un altro settore, che appartiene in parte al lavoro stagionale, che potrebbe trovarsi in difficoltà potrebbe essere quello delle arti e dello spettacolo. Infatti, prendendo in considerazione gli spettacoli, i concerti e le forme di animazione in generale, si potrebbe registrare un ulteriore calo.

E questo non è positivo, se si pensa che un tour italiano consente, in media, di incassare fino ad un milione di euro, dando lavoro a 60 persone per volta.

Infine, sempre prendendo in considerazione i settori che fanno parte della stagionalità italiana, non si può non individuare un calo anche nei guadagni di palestre, piscine e stabilimenti in generale.

Insomma, un gran pasticcio, perché non solo non sono state previste specifiche manovre a riguardo, ma l’incertezza la sta facendo da padrona, non permettendo una giusta programmazione a chi si occupi dei lavori stagionali.

Lavoratori stagionali e manovre previste

Un settore che, in parte, è stato preso in considerazione dalle manovre economiche è quello dei lavoratori stagionali del settore agricolo.

Infatti, in questo caso il lavoro ci sarebbe anche, ma manca la manodopera, spesso composta da stranieri.

Per la Coldiretti si potrà arrivare ad avere un rischio per il 25% della produzione e del raccolto, proprio per il blocco delle frontiere, che non consentirà ai lavoratori di provenire dall’estero.

Sembra che i primi segnali di crisi si siano già verificati con alcune colture, come le fragole e gli asparagi, e potrebbero aumentare con riferimento alla frutta estiva.

Questo anche perché il 27% delle giornate di lavoro nei campi è realizzato dai lavoratori stranieri, come marocchini, rumeni e indiani.

Ecco perché per i lavoratori stagionali del settore agricolo sono state fatte richieste ben precise, come la proroga dei permessi di soggiorno per chi si trovi già in Italia, e la possibilità di usare dei voucher per studenti e pensionati che potrebbero essere impiegati in modo stagionale.

Inoltre, nel decreto è stata prevista anche la possibilità di estendere la platea dei familiari che abbiano la possibilità di lavorare nei campi a titolo gratuito.

Per questo settore dei lavoratori stagionali, il Decreto Cura Italia ha riconosciuto anche una parità di trattamento rispetto ad altre categorie, come quelle dei lavoratori atipici e flessibili.

È stata prevista un’indennità pari a 600 euro per il mese di marzo, e la proroga, probabilmente, almeno per il mese di aprile.

Tuttavia, il sostegno economico è riconosciuto solamente nel caso in cui vi sia stato un licenziamento nel periodo tra il 1° gennaio e il 17 marzo.

Per quanto riguarda, a livello più ampio, il settore turistico e quello agricolo, sono stati stanziati 499 milioni di euro, e 48,6 milioni di euro per i lavoratori dello spettacolo.

Non si è considerato, però, come questo periodo stia rendendo ancora più fragili delle categorie che lo erano già in precedenza.

A sottolinearlo è stato anche il segretario generale aggiunto della Cisl, Luigi Sbarra, che ha richiesto per questi lavoratori ben sei mesi di indennizzo.

Questo anche perché i lavoratori stagionali non sono occupati solo per due-tre mesi l’anno, ma spesso possono arrivare anche a cinque o sei mesi, e possono, successivamente, accedere alla Naspi.

Lavoro stagionale, quanto è importante per l’Italia

Il lavoro stagionale, come si può notare, ha grande importanza per il nostro Paese.

Questo a cominciare dal turismo, che rappresenta ben il 13% del Pil nazionale, e che coinvolge tutta la penisola.

In alcune Regioni, come il Veneto e la Toscana, il problema potrebbe sentirsi ancora di più, anche perché il lavoro stagionale non riguarda solo e strettamente il turismo, ma anche molte altre piccole imprese che si basano proprio su chi collabori per un periodo limitato di tempo.

Sarà necessario, quindi, prevedere degli interventi che siano davvero mirati, e davvero efficaci, e che consentano a settori che sono stati colpiti già in passato da profonde crisi di non collassare.

Questo perché accanto a quella che è l’emergenza sanitaria potrebbe verificarsi, e questo è molto probabile, una grande crisi economica ed imprenditoriale.

Lavoratori stagionali, come comportarsi

Vista la situazione attuale, potrebbe essere necessario adottare delle strategie particolari per l’estate 2020.

Chi voglia lavorare nel settore stagionale e del turismo dovrebbe preferire mete che siano vicine alla propria abitazione, così da poter partire per la stagione anche nel caso in cui dovessero essere previste ulteriori limitazioni negli spostamenti per la stagione estiva.

Inoltre, sarebbero preferibili impieghi che, in un modo o nell’altro, sicuramente saranno richiesti.

Tra questi si possono annoverare quelli nel settore della ristorazione, che subirà sicuramente delle flessioni ma che potrebbe non essere così in crisi, e quello agricolo che, come si è indicato, ha una grande produzione, ma vede una riduzione del personale.

Sarà, questa, una grande prova per tutto il Paese,  e sarà fondamentale non solo non lasciarsi abbattere, ma neppure paralizzare dalla paura, iniziando a pensare ad un ritorno alla normalità.

Scritto da
Giovanni Sodano
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